GIOVANILI. L'Alba di un nuovo Mister: Matteo Gruppi

Intervista all'allenatore degli Allievi '97 dell'Alba Crema, che ci racconta i suoi metodi tecnici educativi per allenare i ragazzi

 

Di Fabio Faciocchi | Venerdì, 24 Agosto 2012 14:59

Facce giovani. Facce nuove. Ecco di cosa ha bisogno il calcio locale. Ecco Matteo Gruppi, allenatore dell’Alba Crema, cat. Allievi Eccellenza Interprovinciale: un campionato poco conosciuto dai più, ma ben noto agli addetti ai lavori. A questa categoria possono partecipare gli Allievi puri dell’annata inferiore, a patto che la società abbia una squadra di Allievi iscritta ad un campionato regionale: l’Alba Crema risponde a questi requisiti ed i ragazzi di Mister Gruppi potranno cimentarsi in un’esperienza che li arricchirà calcisticamente ed umanamente.

 

Partiamo dal passato più recente: lo vittoria dello scorso campionato Giovanissimi è stata una cavalcata storica. Avete chiuso la stagione imbattuti ed un solo pareggio, realizzando ben 149 gol e concedendo agli avversari solo 8 reti. Come sei riuscito a tenere i ragazzi sempre concentrati, nonostante la vostra superiorità?

Non è stato per niente facile e ti confesso che a metà stagione stavo avendo un calo di tensione io stesso: dopo aver dimostrato tutto sul campo e concluso il girone d’andata a punteggio pieno ho dovuto rinnovarmi ed approfondire i miei studi per cercare di offrire ai ragazzi nuovi stimoli. Alla fine siamo riusciti in questa missione, che ci ha regalato grandi soddisfazioni.

Su cosa hai lavorato per allestire questa “corazzata”? Preparazione altletica? Tattica? Mental training?

Io, e sottolineo io, ho sempre scelto di lavorare sul miglioramento dei ragazzi a 360°. Quando iniziano ad entrare nel settore giovanile agonistico (dai Giovanissimi, ndr) credo sia essenziale che i ragazzi siano attivi nel processo di apprendimento.

Quando propongo a loro degli esercizi, prima di farli eseguire, riflettiamo insieme sulle qualità che vengono allenate e sviluppate in quella situazione. Non mi pongo mai come onnisciente, come se avessi la verità in tasca: sono veramente contento quando dai ragazzi vengono critiche costruttive.

Non avendo di fronte un “sergente di ferro”, ma “uno di loro”, sono i ragazzi stessi a conferirti l’autorità necessaria per guidare il gruppo, senza dover ricorrere ad imposizioni o gerarchie predeterminate.

Quando si rema tutti nella stessa direzione, i risultati arrivano e sono sorprendenti.

La vostra stagione lo dimostra in pieno. Una superiorità così schiacciante a volte è quasi un peso per i ragazzi, che tendono a “non infierire” sugli avversari. Cosa ne pensi di questa forma di “pseudo-rispetto”?

Sono tutte cavolate. Nonostante avessimo vinto partite anche con oltre 15 gol di scarto, a fine gara abbiamo ricevuto i complimenti dagli avversari, non solo per il gioco, ma anche per il comportamento dei ragazzi in campo. Tutte le squadre si iscrivono ai campionati per misurarsi con altre formazioni e competere: ognuno deve dare il massimo e non importa come finisca la gara. “Rispetto” significa dare sempre il 100%: se il divario tra le due formazioni è tale da far registrare risultati pesanti, è giusto che la gara finisca così.

Quello che conta è l’atteggiamento dei giocatori in campo: è veramente irridente trovarsi di fronte giocatori che provano “tunnel” e numeri, così come è disdicevole cimentarsi in uno stucchevole giro-palla nella propria metà campo a risultato acquisito.

Molto meglio continuare a giocare come se il risultato fosse ancora in bilico.

L’atteggiamento in campo dei ragazzi riflette quindi quello del proprio allenatore: una squadra consapevole dei propri mezzi, che ha sempre voglia di imparare e voglia di migliorarsi.

Esattamente. Sono in continua e costante formazione: come ogni allenatore viaggio molto per seguire seminari e conferenze. Ti racconto questo aneddoto, che riguarda Federico Raimondi. Subentrato con la partita ampiamente decisa (sul 14-0) camminava per il campo, rimanendo quasi fermo, svogliato per non aver giocato dall’inizio. Dopo un mio primo avvertimento, l’ho tolto dal campo: stupito e sorpreso per l’accaduto, ha imparato la lezione ed è oggi uno dei migliori della squadra. Uno di quelli che si allenano meglio, sempre concentrato ed al 100%.

Il calcio giovanile locale a cosa dovrebbe assomigliare: ad una fucina di nuovi campioni o ad una scuola formativa di valori? Le tue risposte lasciano già trapelare qualcosa…

Prima di tutto lo sport è un mezzo per educare, senza dubbio. Tralasciando gli esempi di talenti esagerati, un giocatore senza testa non potrà mai diventare un campione. A maggior ragione, nel panorama locale, l’aspetto educativo riveste per me un ruolo fondamentale. Il fatto di aver ricevuto zero punti di penalità in Coppa Disciplina è per me la più grande vittoria del girone d’andata, comunque concluso con 92 gol fatti e 2 subiti.

Oltre a lui, hai voglia di segnalarci qualche giovane dalle prospettive interessanti? Se dovessi puntare un centesimo su un ragazzo con le qualità per diventare un giocatore vero, chi sceglieresti?

La differenza è fatta sempre dal gruppo, ma ci sono ragazzi in grado, con il proprio carattere, di dare sempre serenità e tranquillità alla squadra, dentro e fuori dal campo: Emanuele Dolci, oltre ad avere ottime qualità calcistiche, ha anche questa importante personalità.

Inoltre posso segnalare  Daniele Magnoni, classe ’98: senza esagerare, posso dire che è il nuovo Balotelli. Un attaccante dalla grande fisicità, dotato di un gran tiro, ma anche di agilità e velocità, che gli consentono tanto di vedere la porta, quanto di lavorare per la squadra.

Perché un ragazzo come te ha scelto da subito la carriera da allenatore? In fondo a 26 anni potresti giocare ancora…

Esperienze passate, vissute sulla mia pelle, mi hanno disgustato: mi sono allontanato dal calcio perché letteralmente schifato da questo mondo, in cui avanzano solamente le persone peggiori. Purtroppo la realtà è che gli “agganci” e le raccomandazioni contano più di tutto, così come inimicarsi qualcuno corrisponde ad avere “terra bruciata” intorno. Dopo aver abbandonato del tutto il calcio, mister Rudi Bocca mi ha chiesto il favore di allenare i Pulcini del San Luigi: ritornando in campo e sedendomi in panchina ho ritrovato emozioni importanti e mi sono appassionato a questo nuovo ruolo. Spero di poter avere una carriera importante: sono ambizioso e vorrei davvero cogliere soddisfazioni e successi.

Te lo auguriamo di cuore: lo staff di Baloo seguirà da vicino il vostro campionato e lo racconterà ai lettori. In bocca al lupo per la stagione e per la tua carriera.

Grazie a voi per la disponibilità e per il servizio che offrite: colmate una lacuna che era avvertita da molti. Sono certo che riscuoterete presto un successo di critica e pubblico. In bocca al lupo anche a voi per il vostro progetto.

Tiramisù