GIOVANILI. Mister Miatto come il Loco Bielsa: 3-3-1-3 per i Giovanissimi 2004

Vittoria gialloblù contro un comunque volitivo Sant’Angelo. Miatto delizia la platea col modulo del Loco: qualcosina da rivedere, ma il “Bertolotti” applaude forte la prova dei cremaschi

Di Redazione | Venerdì, 13 Ottobre 2017 15:24

La gara vissuta al Massimo!

A cura di Massimo Silvani


Che il calcio non sia fatto di numeri è cosa ormai risaputa. Ma che i conti in qualche modo debbano tornare, è anche questo piuttosto chiaro. Diego Miatto, allenatore già intervistato nella nostra rubrica sul calcio giovanile, è senz’altro da considerarsi uno tra gli allenatori più innovativi. Le sue squadre non sono mai prevedibili e, come da lui stesso raccontato, è importante far provare ai giovani più esperienze possibili senza focalizzarsi su moduli e numeri. Una teoria che condivido a pieno ed è sempre un piacere recarsi a vedere le sue squadre, ma questa piacevole domenica mattina è stata più che mai sorprendente.

Dopo l’amara sconfitta maturata in terra lodigiana lo scorso week end, 2 a 1 subito dalla Laudense in una gara maschia e ricca di episodi contestati, i gialloblu di Diego Miatto, detentori del titolo Giovanissimi Interprovinciali 2016, erano chiamati ad un pronto riscatto per poter bissare le gesta della passata stagione. Il Sant’Angelo rappresentava un avversario non di prima fascia, ma nel calcio nulla è scontato. La formazione barasina schiera un 3-5-2, più orientato a contenere le folate offensive del forte avversario locale, la Pergolettese è schierata con un modulo nuovo che attira subito le attenzioni del pubblico in tribuna: il 3-4-3 con centrocampo a rombo. Il mio pensiero corre subito alle formazioni che in passato hanno raccolto successi con tale sistema di gioco e, soprattutto, sfornato talenti, esaltati dalla mentalità votata all’attacco di questo sistema.

 

 

Dall’Ajax di Van Gaal Campione d’Europa all’oro olimpica dell’Argentina di Bielsa.

E’ proprio il maestro di Rosario ad avere come etichetta il citato modulo, ma pochi forse ricordano come l’ultimo Ajax in grado di trionfare in Champions League  avesse più o meno lo stesso vestito. Dopo il calcio totale di RinusMichels e la vittoria del Campionato d’Europa del 1988, l’Olanda conosceva un solo sistema di gioco il 4-3-3 (4-2-4 nella versione iper offensiva), ma nei primi anni novanta uno sconosciuto tecnico proveniente dal vivaio portò alla ribalta i suoi giovani allievi utilizzando un nuovo modello, quasi eretico per i puristi olandesi. Nella finale di Coppa Campioni a Vienna, vinta 1 a 0 contro il Milan, i lancieri schieravano davanti al portiere Van derSar, una difesa a tre con Blind centrale e il duo Reiziger - Frank De Boer ai suoi lati, l’ex di turno Rijkarard giocava da regista davanti alla difesa formando il vertice basso del rombo di centrocampo, che aveva come lati Seedorf e Davids ed il finlandese Litmanen come vertice alto, davanti i velocissimi Finidi George ed Overmars ad innescare Ronald De Boer come punta.

Non fu solo la matematica a spingere questa squadra al successo, il tecnico olandese negli anni dimostrò non solo di essere un abile stratega, ma anche di saper individuare come pochi il talento, soprattutto nei giovani, non fu un caso che il gol vittoria lo siglò un giovanissimo Patrick Kluivert entrato dalla panchina, ma il modulo consentì agli interpreti di rendere ai massimi livelli. Un paio di anni dopo, al Campionato Europeo inglese del 1996, la nazionale padrona di casa guidata da Terry Venables, utilizzò una variante del sistema che prevedeva due punte più vicine anziché il trequartsita ma, come detto, è il maestro Marcelo Bielsa che fece di questo sistema un’icona. All’inizio degli anni 90 vinse due titoli nazionali in Sudamerica e raggiunse la finale di Coppa Libertadores e nel 2004 portò in patria l’oro conquistato alle Olimpiadi di Atene. Una nazionale Under 23 ricca di talento quella a sua disposizione, tra i giocatori a sua disposizione esploderanno Tevez, Mascherano, Maxi Rodriguez, Nicolas Burdisso, Gonzalo Rodriguez e Javier Saviola. Il modulo accompagnò il tecnico anche in altre esperienze, tra cui spiccano quelle alla guida della nazionale cilena, all’Athletic Bilbao ed all’Olympique d Marsiglia, di cui abbiamo preso un estratto dello schieramento, comparato con il Pergo di oggi (FOTO 1). Il suo calcio offensivo ha lanciato parecchi talenti e sono curioso di vedere come si caleranno nella parte i giovani della Pergolettese.

 

 

LA PARTITA

Le prime fasi di gioco mostrano subito una Pergolettese che prende il pallino del gioco e cerca di sfruttare le qualità tecniche mixate all’ottima intelligenza  di gioco del play maker Niccolò Denti, il ruolo sembra l’ideale per mettere in risalto le sue qualità, gli avversari infatti faticano ad accorciarlo con i tempi giusti ma presto si scopre come inspiegabilmente il regista venga poco coinvolto nel gioco. Sebbene la squadra abbia il predominio del campo, le mezzali si allargano poco e le ali sono molto alte per garantire una buona circolazione di palla, si ricorre a folate individuali e palle in profondità per la velocità degli esterni, in particolare si segnala la rapidità di Mastrolillo sulla sinistra. La partita si mette tuttavia in discesa per i padroni di casa che mettono la freccia con il tap-in vincente di Parati sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Lo stesso Parati è un falco poco più tardi ad avventarsi su una ribattuta e raddoppiare, la posizione di partenza sembra in fuorigioco ma l’arbitro indica il centro del campo per la gioia dei locali.

Il Sant’Angelo traballa soprattutto in difesa, ma quando si trova in possesso del pallone non disdegna delle buone trame di gioco, il 3-5-2 ospite occupa bene il campo in ampiezza, i locali non hanno gioco facile nel penetrare agevolmente, ma si rivela una coperta troppo corta in avanti dove i buoni spunti dei centrocampisti non si traducono in pericolose azioni perché a farla da padrone è la fisicità dei centrali gialloblu, Accardi e Facchi sovrastano le pur brave punte ospiti ma troppo esili per provocare fastidi alla retroguardia di casa.

Il primo tempo si chiude sul 2 a 0 ma lo spettacolo non è dei più esaltanti.

Ad inizio ripresa Miatto propone qualche cambio ma il sistema resta lo stesso.Oltre ad un gioco non spumeggiante, normale quando si provano nuove cose, il modulo evidenzia alcune falle in fase difensiva se non ben interpretato dagli attori in campo. Le fasce non sono infatti ben presidiate, soprattutto quando l’azione si svolge da un lato, il lato debole risulta sempre scoperto (FOTO 2). Diverse possono esser le soluzioni per coprire meglio il campo, o il regista si abbassa come difensore centrale con laterali di difesa che si allargano (Modello Ajax Van Gaal, ndr) o la mezzala più lontana dalla palla scala nella linea difensiva come esterno basso (Modello Bielsa, ndr), nessuna delle due soluzioni è però messa in pratica dalla Pergolettese.

Il mister si accorge della difficoltà ed inserisce un quarto difensore ripristinando la difesa a 4 ed un 4-2-3-1 interpretato meglio  dai ragazzi, La gara non cambia comunque il canovaccio, il neo entrato Guerini Rocco mette a segno una doppietta, Fugazzola e Koci chiudono il match sul pesante passivo di 6 a 0.

 

I GIOIELLINI

Niccolò Denti: il biondo mancino gialloblu è uno dei giocatori più interessanti, spiccano le qualità tecniche ma è l’intelligenza di gioco, molto sviluppata in relazione all’età, la dote che più mi ha colpito. Poco coinvolto nella gara di oggi ma un giocatore sicuramente da monitorare. Parere personale: se sei mancino e non ti chiami Redondo, è un po’ dura rendere al meglio in quella posizione, nessun problema cambiar gioco da destra a sinistra, viceversa è più complicato se non si usa il destro con naturalezza.

Della Giovanna: l’esterno gialloblu è molto veloce ma paga il fisico minuto e la bassa statura in alcuni frangenti. Ovviamente la colpa non è sua, e non mi pare pure un problema su cui compiangersi, corre, lotta e non si ferma mai, sulla fascia è sempre un fattore. Ruba l’occhio più di alcune attuali colonne della squadra

Tedoldi: il centrocampista è al primo anno al Pergo, i tempi e le qualità sono quelle del centrocampista importante, meglio in cabina di regia che come mezzala, rispetto a Denti riesce a smistare co più facilità il gioco.

Tutta la squadra è comunque molto competitiva e tutti i giocatori sono utili alla causa, può pescare bene dal mazzo mister Miatto, A proposito…la sua pagella:

MIATTO: presenta una squadra determinata e vogliosa di fare risultato. La condizione è più che buona ed i ragazzi cercano sempre di imporre il proprio gioco. Conoscendo la natura goliardica del personaggio, credo mi perdonerà l’enfasi posta su questo cambio di modulo. D’altronde se le gare sono sempre così in discesa, i giornalisti (o pseudo-giornalisti come nel mio caso, ndr) devono pur trovare qualcosa per cui scrivere!

 

Tiramisù