GIOVANILI. Siamo davvero sulla strada giusta?

Nei nostri vivai, dilettantistici e professionistici, qualcosa sta cambiando, ma l’intensità media degli allenamenti resta troppo bassa: servono tecnici che sappiano motivare, ma anche che abbiano competenze organizzative

Di Redazione | Giovedì, 23 Novembre 2017 16:53

Introduzione a cura di Fabio Faciocchi

Riflessioni sul calcio giovanile: chi ha idee, osservazioni e proposte si faccia avanti.
In un’ottica di coinvolgimento totale del nostro calcio, daremo sempre più spazio ad appassionati ed esperti che vogliano promuovere un sano e costruttivo dibattito sui nostri vivai.

Abbiamo ricevuto pochi giorni fa il testo di mister Sergio Riccardo Capelli.
Un’interessante analisi rispetto a un tema fondamentale: l’intensità degli allenamenti.

Posta la ferma distinzione tra Attività di Base e Settore Giovanile Agonistico, l’attenzione degli ultimi anni verso la psico-cinetica e il nostro italianissimo fondamentalismo tattico hanno spesso penalizzato allenamenti ad alta intensità.
Per fare questo occorrono sempre più tecnici preparati da tutti i punti di vista.

Allenatori che sappiano motivare i ragazzi, non solo facendo loro proposte stimolanti, ma anche insegnandogli fatica e sacrificio.
Allenatori che abbiano competenze organizzative, che sappiano preparare campi di allenamento in cui, con lo spostamento di pochi cinesini o coni si passi da un’esercitazione all’altra, abbattendo tempi morti e distrazioni.
Buona lettura!

 

A cura di Sergio Riccardo Capelli


FATICA E SACRIFICIO

Oggi gli allenatori qualificati devono trasmettere lo spirito di sacrificio ai giovani calciatori.

“Il lavoro, la fatica” sono l’unico mezzo per migliorare.
Tre parole, una dietro l’altra, che rappresentano il pensiero calcistico: Testa, Cuore, Gambe.

La testa viene al primo posto, perché l’interpretazione di quanto accade in campo per un calciatore è fondamentale.
Come il cuore, ovvero lo spirito di sacrificio, il piacere di giocare, la passione per lo sport che si ama.

Le gambe, perché l’alta intensità oggi è determinante, sempre. In partita e soprattutto in allenamento.
Non possiamo pensare di correre un Gran Premio a 300 all’ora la domenica se in settimana vai solamente a 120. Oggi nel calcio moderno, bisogna invertire una tendenza che, purtroppo, ci sta portando sempre più in basso. Il calcio italiano sta probabilmente vivendo uno dei suoi momenti più bui. Un calcio in cui spesso ci si sente “arrivati” ancora prima di scorgere il traguardo. La cultura del lavoro e il piacere di far fatica non esistono più; lo spirito di sacrificio si è andato perdendo nelle nuove generazioni.

Fatica e sacrificio sono concetti che ogni allenatore deve trasmettere ai calciatori fin da bambini.
Il “lavoro-sacrificio” associati in un’unica parola sono l’unico mezzo per migliorare i giovani calciatori.


CULTURE DIVERSE

Ci sono culture calcistiche europee che noi allenatori italiani osserviamo con molta attenzione: i modelli di Spagna, Inghilterra e Germania sono diventati punti di riferimento importanti. Forse, però, qualcuno si è spinto in un mero copia-incolla, senza adattarsi al contesto: il risultato è che abbiamo perso un po’ la nostra vera identità.

Con questo non voglio dire che sia sbagliato studiare quanto accade nelle altre nazioni.
Penso che un bravo allenatore debba essere in grado di attingere anche da altri tecnici e scuole di pensiero, ma la sintesi e la filosofia di ogni tecnico deve essere personale, contestualizzata nel proprio ambiente di lavoro, ma soprattutto rispetto al gruppo che ci si trova di fronte.

Il modello spagnolo è basato sul possesso palla e noi italiani possiamo applicarlo fino ad un certo punto, non avendo la loro cultura. Quello Inglese è incentrato sulla intensità: in partita e in allenamento e noi italiani difficilmente raggiungeremo quella anglosassone. Lo stesso vale per la fisicità e la forza tedesca.

Ritengo che l’allenatore deve essere bravo a prendere gli aspetti positivi di questi modelli (la gestione tecnica spagnola, l’intensità inglese, la forza tedesca) ovvero l’abnegazione, il desiderio di crescere e di cambiare. Il calcio moderno lo si vive in maniera diversa dal passato. Un cambiamento che l’allenatore deve considerare e trasmettere ai giovani calciatori per essere pronti per le prime squadre con lavori più intensi; forza, intensità e velocità.


A TUTTA INTENSITÀ 

Il calcio che cambia; ogni giorno, ogni minuto dell’allenamento coi giocatori, deve essere finalizzato al loro miglioramento, alla loro crescita. Al farli diventare più bravi, dal punto di vista tecnico-tattico e anche fisico.
Questo è il vero obiettivo e per riuscirci bisogna allenarsi di più, bisogna cambiare mentalità: fatica e lavoro.

Nei Settori Giovanili Agonistici (Allievi, Juniores, Berretti e Primavera) bisogna tornare ad allenarsi con ritmo e intensità.
Non solo nella tecnica e nel pensare veloce, ma nel lavoro in forma dinamica e non statica, riproducendo quanto accade in gara.
Bisogna riproporre la stessa intensità della partita (se non superiore!) ottenendo e analizzando un feedback delle azioni positive e negative.

Affinché l’allenamento sia efficace, bisogna allenarsi sempre ad una intensità superiore al 80-90% della propria frequenza cardiaca. Cercare di ottenere questo valore con tutti i giocatori coinvolti proponendo mezzi di lavoro con o senza il pallone. Questa intensità deve essere mantenuta per un certo numero di minutaggio per mantenere livelli eccellenti in gara.

Si tratta di un lavoro importante che porterà i giovani calciatori, senza difficoltà, ad affacciarsi alle prime squadre.


IL TRAGUARDO 

Quanti sono i giovani calciatori che si affacciano alle proprie prime squadre? Quanti quelli costretti a scendere in categorie meno importanti?
Sappiamo tutti la risposta: sono troppo pochi i ragazzi cresciuti nei nostri vivai che riescono ad approdare in prima squadra.

Ma siamo sicuri, noi allenatori, di aver fatto bene il nostro lavoro, nei loro confronti?
Proviamo a chiederci non solo se i giovani calciatori siano stati in grado di mantenere continuità nella propria crescita, ma anche se siamo stati in grado di fornirgli gli strumenti per affrontare e superare le difficoltà future, a livello mentale, tecnico e tattico.

Il calcio è un treno di sola andata: chi ha le qualità fisiche tecniche e mentali non troverà difficoltà nel salirci e sperare in un futuro da calciatore professionista; ma tra questi, solo chi avrà la mentalità giusta potrà trasformarlo in un lavoro.

 

Tiramisù