CACCIA'S EYE. Giocar buono, giocar bello: un bilancio alla ripartenza.

Considerazioni e riflessioni di Mario Caccialanza a poche ore dall'inizio del Girone di Ritorno: osare o essere pragmatici, questo è il dilemma. Il bel gioco giova sempre?

Di Redazione | Venerdì, 12 Gennaio 2018 16:30

A cura di Mario Caccialanza


Tutto ha avuto inizio la scorsa estate: il libro “Calibro 38”, la frase di “Harpad Hajos”, il “giocar buono” o il “giocar bello”. Come un tarlo hanno ronzato nella mia testa, fino a quando ho deciso di dar vita a una strana votazione, per giudicare le protagoniste di una partita di calcio, non in base al risultato, ma ad altri ben precisi parametri. 

Oggi, prima di ripartire con gli incontri del girone di ritorno, mi sembra doveroso prender in considerazione le 16 partite da me finora seguite, il loro risultato, la mia personale votazione. Sempre e comunque con la massima umiltà, senza voler sputar sentenze. Solo per dare un piccolo contributo alla, impossibile, soluzione del solito quesito: chi gioca meglio, vince? Bisogna giocar bene, per vincere?

Passiamo ai numeri, un po’ noiosi, ma necessari.

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Le partite si sono concluse con un pareggio. In un solo caso, il risultato ha rispecchiato la prestazione delle 2 squadre. “Da tempo non assistevo a una partita così equilibrata. Il risultato finale è lo specchio di quanto avvenuto sul campo”. Questo fu il mio giudizio, penso non ci sia altro da aggiungere. Per 3 volte avrebbe meritato di vincere, secondo la mia votazione, la squadra di casa, una volta quella in trasferta.

Niente di eclatante in 3 incontri, 2 in casa e 1 fuori, dato che la valutazione è stata: 50-40 e 40-50. Diciamo che il risultato ci può stare. C’è una partita, conclusasi sul risultato di 1 a 1, per la quale i miei numeri recitano: 57, 5 a 32,5. Il mio giudizio? “I padroni di casa hanno vinto ai punti, ma non è sufficiente nel gioco del calcio. La lucidità è via via venuta meno … Gli ospiti non hanno rubato nulla. Hanno subito, è vero, ma con ordine e non hanno mai rinunciato a ripartire …”

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Le partite si sono concluse con una vittoria.

Il risultato del campo è coinciso con la mia valutazione in 6 casi (5 in casa e 1 fuori).
In 1 occasione, il risultato più giusto, per quanto visto sul campo, sarebbe stato la divisione della posta.

In ben 4 casi, il match si è concluso con la vittoria della squadra con la valutazione inferiore (3 volte a favore dei locali, 1 a favore degli ospiti).

Ci sono squadre che ho seguito in 2 o 3 incontri e, dalla discrepanza tra il risultato del campo e la mia valutazione, possono sorgere interessanti considerazioni.

Ho visto una compagine vincere in casa meritatamente; pareggiare in casa una partita che avrebbe potuto vincere; perdere fuori casa un incontro condotto meglio dell’avversario.
Che dire? Ha scelto la strada del giocare bello, per raggiungere il risultato, ma non sempre la scelta ha portato al successo. Servono intensità e cinismo, indispensabile non commettere errori.

Ho seguito una squadra tra le mura amiche: ha perso, sul campo; avrebbe meritato di vincere, secondo i miei parametri. L’ho rivista in trasferta: ha perso; meritando, secondo me, la divisione della posta.
Che dire? Ha scelto la strada del giocare tra il bello e il buono: pochi fronzoli, tanta organizzazione, pressing alto, la voglia di dettare i ritmi dell’incontro, ma ha pagato, inesperienza e poca incisività in avanti.

Terzo e ultimo caso, una compagine osservata per 3 volte tra le mura di casa.
Ha ottenuto un pareggio, risultato equo, e per 2 volte ha vinto, sul campo, mentre, stando alla mia valutazione, meglio si era comportata la squadra avversaria.
Che dire? Ha scelto la strada del giocar buono: solidità e concretezza. Pochi spazi concessi all’avversario, pochi rischi, capacità di concretizzare le occasioni create.

E allora? Che conclusioni potremmo trarre?

Non sono così presuntuoso! Il calcio è “il gioco più bello al mondo” proprio per la sua imprevedibilità. Nessuno possiede la pozione magica, il segreto che porta al successo.

Il calcio è un gioco: vince chi fa entrare più volte il pallone nella porta avversaria. Tutti giocano per vincere, anche chi scende in campo con l’obbiettivo primario di non perdere. Ogni società, ogni allenatore, ogni squadra, sceglie una propria strada per raggiungere la vittoria, in base a innumerevoli fattori.

Il calcio è il gioco situazionale per eccellenza: per giocar “bello” bisogna saper prendere le giuste decisioni, le migliori, sia in fase di possesso palla sia di non possesso.  Lo scopo è quello di trasformare il giocar “bello” in giocar “buono”, per raggiungere la vittoria. Non dimentichiamoci, però, che esiste un avversario, il quale insegue il successo, come noi. Chi vincerà? Chiedetelo agli scommettitori!

Il giocar “bello”, per vincere, non è condizione necessaria e neppure sufficiente! Anche le mie modeste valutazioni, nelle 16 partite osservate, sembrerebbero dimostrarlo: in 7 casi il risultato ha premiato la squadra che meglio si era comportata, in 9 casi non è avvenuto, seppur con diverse gradazioni.

E se entrambe le contendenti giocassero la partita perfetta? Per definizione, la partita perfetta è quella nella quale si fanno le scelte migliori, nella quale non si commettono errori. L’ovvio risultato sarebbe: 0 a 0.

A che pro, tante parole?Lo strano punteggio, per valutare un incontro? Mi piacerebbe, so di essere un sognatore, che si giudicassero le partite non solo dal risultato, che non si partisse da lì, per commentare quanto visto nei 90 minuti. I 3 punti restano, segnati in classifica. Spesso, delle buone prestazioni vengono mal giudicate, sacrificate sull’altare del risultato.

Ultime precisazioni. Seguo il calcio dilettantistico, le mie considerazioni riguardano quel pianeta, anche se, l’ho sempre dichiarato, il calcio è calcio: dalla Serie A alla Terza Categoria. Non ho, di proposito, accennato alla qualità dei giocatori. Il discorso si semplificherebbe: vince chi ha i calciatori migliori, anche se, per fortuna, non sempre è così. Mi guardo bene dal parlare del fatturato, entrato prepotentemente nei discorsi da bar, fatturato che sta, ahimè,  creando profonde spaccature.

Vi saluto, arrivederci a domenica sera.

Tiramisù